Il paradosso del fare: quando l'impegno non basta per essere soddisfatti.

Ezio Dau

La frenesia del fare e l’illusione della felicità

Nel vortice incessante della vita moderna, siamo costantemente spinti a "fare": fare carriera, fare progetti, fare soldi, fare sport, fare famiglia, fare esperienze. L'idea che il successo e la felicità siano direttamente proporzionali all'ammontare del nostro impegno è un mantra che ci viene inculcato fin dalla tenera età. Ci si aspetta che, più ci dedichiamo a un obiettivo, più saremo ricompensati, non solo materialmente, ma anche a livello di soddisfazione personale. E così, ci lanciamo a capofitto in un'esistenza frenetica, riempiendo ogni minuto della nostra giornata con attività, impegni e responsabilità. Ci auto-imponiamo standard elevatissimi, spesso irrealistici, e ci sentiamo in colpa se non siamo costantemente produttivi, se non raggiungiamo gli obiettivi che ci siamo prefissati o che la società si aspetta da noi. Questa mentalità del "più fai, più sei" ci porta a una corsa senza fine, dove il riposo è visto come una perdita di tempo, la riflessione come un lusso inaccessibile e l'ozio quasi come un peccato. Abbiamo paura di fermarci, di allentare la presa, perché temiamo di perdere terreno, di non essere all'altezza, di deludere le aspettative altrui o, peggio ancora, le nostre. E così, anche quando il corpo ci chiede una pausa, la mente ci spinge a proseguire, a non mollare, a superare i nostri limiti, spesso ignorando i segnali di disagio che emergono dalla nostra interiorità.


Il paradosso dell’impegno senza felicità

Tuttavia, esiste un paradosso sorprendente che molte persone, pur avendo una vita apparentemente ricca di successi e impegni, si trovano a vivere: quello di sentirsi impegnate, produttive, quasi sovraccariche di cose da fare, eppure intrinsecamente infelici. Questo non è un errore, né un segno di debolezza. È una condizione sorprendentemente comune, e per certi versi, quasi inevitabile in una cultura che valorizza l'azione esteriore a dispetto della consapevolezza interiore. La società ci ha addestrato a misurare il nostro valore in base ai nostri risultati tangibili, ai nostri successi visibili, alla quantità di cose che riusciamo a portare a termine. Ma nessuno, o quasi nessuno, ci ha mai insegnato a sintonizzarci con la nostra bussola interna, a riconoscere i sussurri e i segnali che il nostro corpo e la nostra anima ci inviano. Ci manca una vera e propria educazione all'ascolto di sé, una disciplina che ci permetta di decifrare le nostre emozioni, di comprendere le nostre vere esigenze e di riconoscere i nostri limiti. Siamo bravi a pianificare, a eseguire, a ottimizzare processi esterni, ma spesso siamo analfabeti emotivi quando si tratta della nostra mente. Ci affidiamo a metriche esterne di successo, ma trascuriamo il barometro interno della nostra felicità. Il risultato è una disconnessione profonda tra il nostro "fare" e il nostro "essere", tra l'immagine che proiettiamo all'esterno e la realtà che viviamo dentro di noi.


Il valore di fermarsi e rallentare

Quando si presenta quella sensazione inquietante che "qualcosa non torna", quell'ombra di insoddisfazione che si insinua nonostante l'impegno profuso, è un segnale cruciale che non dovrebbe essere ignorato. Questa sensazione non è un fallimento, ma un campanello d'allarme, un invito urgente a fermarsi e a ricalibrare la rotta. Nella nostra società che esalta la velocità e l'efficienza, fermarsi può sembrare controintuitivo, quasi un atto di ribellione. Eppure, è proprio in questo rallentamento che risiede la chiave per ritrovare l'equilibrio. Rallentare non significa smettere di fare, ma piuttosto ridurre il ritmo, concedersi uno spazio di quiete, un momento di sospensione dal turbine degli impegni. È in questo spazio che possiamo iniziare a sentire, a percepire, a discernere ciò che prima era soffocato dal rumore di fondo della nostra vita frenetica. Questo è il primo passo per un vero e proprio "check-in" interiore, un'indagine profonda e onesta del proprio stato d'animo. Si tratta di un processo di auto-osservazione che richiede coraggio, perché implica confrontarsi con le proprie vulnerabilità, le proprie paure e le proprie insoddisfazioni.


L’importanza di chiedersi “Come sto davvero?”

Il passo successivo, e forse il più importante, è porsi la domanda fondamentale: "come sto davvero?". Questa non è una domanda superficiale da liquidare con un rapido "tutto bene". Richiede una risposta autentica, non filtrata dalle aspettative esterne o dalla necessità di apparire forti e resilienti. È una domanda che deve essere posta senza giudizio, senza condanna per le risposte che emergono. Spesso, siamo i nostri critici più severi, e la paura di ciò che potremmo scoprire dentro di noi ci impedisce di affrontare la verità. Potremmo scoprire stanchezza cronica, insoddisfazione latente, un senso di vuoto, o la realizzazione che stiamo vivendo una vita che non rispecchia i nostri veri valori. Il giudizio interno è un ostacolo potente all'auto-ascolto autentico; se ci condanniamo per sentirci in un certo modo, automaticamente chiudiamo le porte alla comprensione. È essenziale adottare un atteggiamento di gentilezza e compassione verso sé stessi, riconoscendo che ogni emozione, ogni sensazione, ha una sua ragione d'essere e merita di essere accolta senza filtri. Solo così possiamo accedere a una verità più profonda, a quella consapevolezza che ci permette di distinguere tra ciò che "dovremmo" fare e ciò che "vogliamo" e "abbiamo bisogno" di fare per il nostro benessere. Questa indagine onesta è il punto di partenza per qualsiasi processo di crescita personale e di riorientamento della propria vita.



Ricominciare da sé: il cammino verso una felicità autentica

È proprio da questa onesta e compassionevole introspezione che si può ricominciare. Non si tratta di un punto di arrivo, ma di un nuovo inizio, una ripartenza da fondamenta più solide, basate sulla consapevolezza di sé. Quando si riconosce e si accetta il proprio stato emotivo e mentale attuale, anche se difficile, si apre la porta a un processo di cambiamento autentico e sostenibile. Questo processo può significare riorganizzare le proprie priorità, delegare alcune responsabilità, imparare a dire di no, o anche intraprendere un percorso di coaching o per esplorare più a fondo le cause della propria insoddisfazione. Rimettersi in carreggiata significa imparare a onorare i propri bisogni, a stabilire confini sani e a vivere in allineamento con i propri valori più profondi. Significa smettere di rincorrere una felicità illusoria dettata dalle aspettative esterne e iniziare a coltivarne una che nasce dall'interno, una felicità che è autentica e duratura perché radicata nella conoscenza di sé. Questo percorso non è sempre facile, richiede disciplina, resilienza e la volontà di mettersi in discussione. Ma è un percorso che conduce a una vita più piena, più significativa e, soprattutto, più felice, dove l'impegno non è più un fardello, ma un'espressione consapevole del proprio essere. In definitiva, la vera felicità non si trova nell'accumulo di "fare", ma nella qualità del nostro "essere" e nella capacità di ascoltare e rispondere alle esigenze della nostro vissuto interiore.


Ezio Dau

Autore: Ezio Dau 26 agosto 2025
Tutto è possibile: una nuova visione dei tuoi limiti Quante volte ci siamo sentiti dire che qualcosa è impossibile? Quante volte abbiamo rinunciato ancor prima di iniziare, convinti che certi traguardi siano fuori dalla nostra portata? Eppure, se ci fermiamo a riflettere, scopriamo che nella vita ci sono ben poche cose che non possiamo davvero realizzare. La maggior parte dei limiti che percepiamo sono autoimposti, frutto di paure, insicurezze o semplicemente della mancanza di fiducia nelle nostre capacità. La verità è che ognuno di noi possiede un potenziale straordinario, spesso inespresso. La differenza tra chi raggiunge i propri obiettivi e chi invece si arrende risiede quasi sempre nella mentalità. Credere nelle proprie possibilità è il primo passo per trasformare i sogni in realtà. Non si tratta di magia o di fortuna, ma di un atteggiamento mentale che ci spinge ad agire, a non arrenderci di fronte agli ostacoli e a trovare sempre una soluzione, anche quando tutto sembra andare storto. Pensiamo alle grandi scoperte, alle imprese sportive, ai successi personali e professionali: dietro ogni risultato importante c’è una persona che, prima di tutto, ha creduto di poterlo raggiungere. Se impariamo a guardare oltre i nostri limiti apparenti, ci accorgeremo che il vero ostacolo non è ciò che ci circonda, ma ciò che pensiamo di noi stessi. L’urgenza come motore del cambiamento Spesso rimandiamo, procrastiniamo, ci diciamo che “non è il momento giusto”. Ma la realtà è che il tempo non aspetta nessuno. La sensazione di urgenza, quella spinta interiore che ci fa sentire che “deve essere ora”, è uno degli ingredienti fondamentali per il successo. Quando percepiamo qualcosa come urgente, le nostre priorità cambiano: ciò che prima sembrava difficile o impossibile diventa improvvisamente necessario. Immagina di voler cambiare lavoro, imparare una nuova lingua o migliorare la tua forma fisica. Se non senti una reale urgenza, probabilmente troverai sempre una scusa per rimandare. Ma se qualcosa ti spinge davvero, se senti che non puoi più aspettare, allora troverai il modo di agire. L’urgenza ci aiuta a mettere da parte le distrazioni, a focalizzarci su ciò che conta davvero e a trovare l’energia per superare anche le difficoltà più grandi. Come si può sviluppare questa sensazione di urgenza? Innanzitutto, è importante collegare i nostri obiettivi a qualcosa di profondamente significativo per noi. Chiediti: “Perché voglio davvero raggiungere questo traguardo? Cosa cambierà nella mia vita se ci riuscirò?” Più il motivo sarà forte, più sentirai l’urgenza di agire. La disponibilità all’azione: il segreto dei determinati Volere non basta, bisogna essere disposti ad agire. La differenza tra chi sogna e chi realizza sta tutta nella disponibilità a mettersi in gioco, a fare sacrifici, a uscire dalla propria zona di comfort. Essere disposti significa accettare che il percorso verso il successo sarà fatto di ostacoli, cadute e momenti di sconforto, ma anche di grandi soddisfazioni. Non c’è crescita senza azione. Ogni passo, anche il più piccolo, ci avvicina ai nostri obiettivi. Spesso, però, la paura di fallire ci blocca. Temiamo il giudizio degli altri, la possibilità di non essere all’altezza, di dover affrontare l’ignoto. Ma è proprio affrontando queste paure che diventiamo più forti. La disponibilità all’azione si coltiva giorno dopo giorno, imparando a non rimandare, a non aspettare che tutto sia perfetto prima di iniziare. Ogni grande viaggio inizia con un primo passo. E se lungo il cammino cadiamo, dobbiamo avere il coraggio di rialzarci, di chiedere aiuto se necessario, e di continuare a lottare per ciò in cui crediamo. Priorità e perseveranza: il potere delle scelte consapevoli Nella vita, tutto dipende dalle priorità. Spesso ci lamentiamo di non avere tempo, ma la verità è che il tempo lo troviamo sempre per ciò che riteniamo davvero importante. Se un obiettivo è una vera priorità, troveremo il modo di dedicargli energie, attenzione e risorse. Se invece rimane solo un desiderio vago, sarà facile lasciarlo da parte quando le cose si complicano. Per questo è fondamentale imparare a stabilire le proprie priorità in modo consapevole. Chiediti: “Cosa conta davvero per me? Dove voglio arrivare tra un anno, cinque anni, dieci anni?” Solo così potrai orientare le tue scelte quotidiane verso ciò che ti avvicina ai tuoi sogni. La perseveranza è la chiave per non mollare quando le difficoltà sembrano insormontabili. Non si tratta di essere perfetti, ma di essere costanti. Ogni volta che cadi, hai l’opportunità di imparare qualcosa di nuovo, di crescere e di diventare più forte. La storia è piena di esempi di persone che hanno raggiunto il successo dopo innumerevoli fallimenti. La differenza tra chi ce la fa e chi si arrende sta tutta nella capacità di rialzarsi e di continuare a lottare.  Sii Pronto, sii urgente: trasforma la tua vita oggi In conclusione, la vita ci offre infinite possibilità, ma sta a noi coglierle. Non lasciare che la paura, la pigrizia o le insicurezze ti impediscano di realizzare ciò che desideri. Sii disposto ad agire, sentiti urgente, non rimandare a domani ciò che puoi iniziare oggi. Ogni giorno è un’occasione per avvicinarti ai tuoi sogni. Ricorda: non esistono limiti insormontabili, solo sfide da affrontare con coraggio e determinazione. Se vuoi davvero qualcosa, troverai sempre un modo per ottenerla. Circondati di persone che ti sostengono, chiedi aiuto quando ne hai bisogno, impara dai tuoi errori e non aver paura di ricominciare da capo. La forza della volontà e la capacità di agire con urgenza sono le armi più potenti che hai a disposizione. Usale per costruire la vita che desideri, per superare ogni ostacolo e per dimostrare a te stesso che puoi davvero realizzare tutto ciò che vuoi. Non aspettare il momento perfetto: il momento giusto è adesso. Sii pronto. Sii urgente. E soprattutto, sii protagonista della tua vita. Ezio Dau
Autore: Ezio Dau 22 agosto 2025
Il contesto scolastico e la necessità di un cambiamento metodologico Il sistema scolastico rappresenta un’esperienza comune a tutti, sia direttamente come studenti o insegnanti, sia come genitori, indirettamente attraverso i figli. Sin dall’infanzia passiamo per le aule scolastiche, un contesto che influenza profondamente la formazione personale e sociale di ciascun individuo. Per molti anni, l’approccio tradizionale all’insegnamento si è basato prevalentemente sulla trasmissione unidirezionale delle conoscenze, con l’insegnante come figura centrale che impartisce nozioni e lo studente come destinatario passivo. Tuttavia, questa modalità ha mostrato i suoi limiti, soprattutto in un’epoca di rapidi cambiamenti sociali, culturali e tecnologici che richiedono competenze sempre più articolate e trasversali. Negli ultimi anni, infatti, è emersa una consapevolezza crescente che la scuola deve evolversi per rispondere alle nuove esigenze del mondo contemporaneo. Da qui nasce la necessità di un cambiamento metodologico che non si limiti più ad accumulare dati e informazioni, ma che punti a sviluppare una serie di competenze fondamentali per vivere e lavorare nel XXI secolo: dal pensiero critico alle capacità relazionali, dall’autonomia di apprendimento alla gestione delle emozioni. In questo contesto, l’introduzione di nuove metodologie didattiche ha rappresentato una svolta importante. Tra queste nuove pratiche il coaching scolastico sta assumendo un ruolo sempre più rilevante. Esso non si limita a migliorare il rendimento scolastico in senso stretto, ma si propone come uno strumento che supporta la crescita personale degli studenti e degli insegnanti, incrementando la consapevolezza di sé e delle proprie risorse emotive e cognitive. Così, il percorso educativo si trasforma in un’esperienza più profonda e significativa, capace di motivare realmente tutti gli attori coinvolti e di favorire un apprendimento più efficace e duraturo. Il coaching come strumento di supporto per studenti autonomi e consapevoli Il coaching nella scuola si configura come un processo di accompagnamento e di sviluppo personale che stimola lo studente a scoprire, rappresentare e valorizzare le proprie potenzialità mediante il dialogo, la riflessione e l’ascolto attivo. L’obiettivo non è solo la memorizzazione delle nozioni, bensì la costruzione di un percorso di apprendimento che coinvolga profondamente l’intera persona. L’insegnante-coach, infatti, non assume il ruolo del tradizionale trasmettitore di contenuti, ma diventa un facilitatore del pensiero critico e dell’autonomia di apprendimento: pone domande aperte che inducono lo studente a riflettere sulle strategie utilizzate, sui successi ma anche sulle difficoltà incontrate, così da promuovere una maggiore consapevolezza metacognitiva. Questo approccio, che richiama la maieutica socratica, mira a rendere gli studenti protagonisti attivi del loro sviluppo, incoraggiandoli a esercitare capacità di problem solving, intelligenza emotiva e una gestione più efficace dello stress e delle emozioni. In questo modo, l’autovalutazione sostituisce gradualmente la semplice valutazione esterna, contribuendo a una crescita personale più autentica e motivante. Inoltre, i benefici di questa metodologia si riflettono positivamente sull’intera dinamica di classe. Migliora la comunicazione e la collaborazione tra pari, incentiva l’ascolto reciproco e crea un clima più sereno e inclusivo, dove ogni studente si sente valorizzato e responsabilizzato. Questo stimola l’emergere di un gruppo classe coeso, in cui la competizione individualistica lascia spazio a un sostegno collettivo e alla valorizzazione delle differenze come risorse. Il ruolo del coaching nel miglioramento della leadership e del lavoro di squadra nella scuola Anche dal punto di vista degli operatori scolastici, il coaching si presenta come una risorsa preziosa e strategica per il miglioramento della leadership e delle dinamiche interne all’istituto scolastico. I dirigenti scolastici e i coordinatori, dotandosi di competenze coaching, possono affrontare in maniera più consapevole e proattiva le sfide legate alla gestione del cambiamento organizzativo. Essi diventano promotori di una cultura scolastica orientata al miglioramento continuo e all’adozione di una mentalità di crescita (“growth mindset”), che incoraggia tutti i membri della comunità scolastica a vedere gli errori come opportunità di apprendimento e a coltivare il potenziale individuale e collettivo. Questo approccio genera un clima di lavoro positivo, creativo e produttivo, nel quale insegnanti e personale scolastico si sentono valorizzati, sostenuti e motivati a collaborare per il raggiungimento di obiettivi educativi condivisi. Anche gli insegnanti stessi possono trovare nel coaching un valido supporto sia per migliorare le proprie competenze relazionali e comunicative, sia per sperimentare nuove metodologie didattiche capaci di rispondere alle esigenze diversificate degli studenti. In quest’ottica, il coaching facilita la costruzione di un ambiente di lavoro inclusivo, dove è possibile incontrare e riconoscere le differenze, con l’obiettivo di valorizzarle come punti di forza per un’azione didattica più efficace ed empatica. La collaborazione tra docenti si rafforza, favorendo lo scambio di buone pratiche e il lavoro di squadra, elementi essenziali per il successo di ogni istituto scolastico orientato all’innovazione. La scuola come comunità inclusiva e luogo di crescita personale La riflessione appena svolta conduce a considerare la scuola non più soltanto come un luogo di trasmissione di conoscenze, ma come una vera e propria comunità educativa in cui si costruisce e si rafforza l’identità personale e sociale degli studenti. In tal senso, il coaching svolge un ruolo decisivo nel trasformare la scuola in uno spazio inclusivo che valorizza l’unicità di ciascun alunno. Grazie all’adozione di pratiche basate sul coaching si promuove un clima di fiducia reciproca, rispetto e dialogo, essenziali per un apprendimento autentico. Il dialogo continuo e aperto fra studenti, insegnanti e personale scolastico diventa così il fulcro di un processo educativo che mira a sviluppare non solo le competenze cognitive ma anche quelle emotive, sociali e relazionali. Questo è particolarmente importante durante l’adolescenza, un’età caratterizzata da molteplici sfide, insicurezze e momenti di fragilità. In tale contesto, il coaching fornisce strumenti che aiutano i giovani a superare paure, ansie e difficoltà, permettendo loro di affrontare il percorso scolastico con maggiore serenità e determinazione. La scuola, quindi, diventa un ambiente protetto e stimolante, capace di accompagnare lo sviluppo armonico della persona e di sostenere non soltanto il “saper fare”, cioè le competenze pratiche, ma anche il “saper essere”, ovvero la costruzione di un’identità solida e positiva. L’inclusione e la valorizzazione delle diversità diventano pilastri fondamentali per una formazione che vuole essere davvero completa, preparando i giovani a diventare cittadini consapevoli, responsabili e partecipi. Coaching e futuro della scuola: una risorsa strategica per l’educazione L’inserimento del coaching nel contesto scolastico rappresenta senza dubbio una risorsa strategica fondamentale per affrontare le molteplici sfide educative contemporanee. Il mondo in cui viviamo evolve rapidamente e richiede persone capaci di adattarsi ai cambiamenti, di collaborare efficacemente, di governare emozioni e motivazioni, e di perseguire uno sviluppo continuo personale e professionale. Il coaching, grazie al suo approccio centrato sulla persona e allo sviluppo delle potenzialità individuali, aiuta a coltivare queste qualità in tutti gli attori coinvolti nel processo educativo: studenti, insegnanti, dirigenti e anche famiglie, che sempre più spesso sono coinvolte in un dialogo costruttivo con la scuola. Implementare il coaching all’interno della scuola significa migliorare la qualità della comunicazione, incrementare la motivazione e la capacità di affrontare e gestire concretamente il cambiamento organizzativo e personale. L’apprendimento, in questo scenario, diventa qualcosa di dinamico, partecipativo e profondamente significativo. Grazie a queste modalità, la scuola assume il compito di formare cittadini consapevoli, sicuri di sé, autonomi e resilienti, pronti ad affrontare la complessità della società odierna con competenza e sensibilità. Per tutti questi motivi, investire nella formazione specifica in coaching per il personale scolastico e nell’applicazione di queste tecniche all’interno delle attività didattiche quotidiane rappresenta una scelta vincente e lungimirante per il futuro della scuola e della società più in generale. Solo così si potrà garantire che l’educazione mantenga il proprio ruolo centrale nello sviluppo umano e nella costruzione di un mondo migliore, adattandosi costantemente alle nuove sfide senza perdere di vista il valore fondante della crescita integrale della persona. Ezio Dau 
Autore: Ezio Dau 19 agosto 2025
Essere stressati è normale? Ripensare la nostra relazione con lo stress Nella cultura odierna, "vivere stressati" è diventato talmente comune da non essere più messo in discussione. Quando tutti intorno a noi manifestano lo stesso stato di tensione e ansia, finiamo per considerarlo normale, quasi inevitabile. Ma cosa succederebbe se questa normalità fosse solo un'illusione? Se esistesse una via d'uscita dallo stress continuo e opprimente? E se fosse possibile ridurre l'intensità o la frequenza con cui ci sentiamo sopraffatti? Queste domande rappresentano il punto di partenza per riflettere su un fenomeno che troppo spesso accettiamo passivamente, senza esplorare alternative concrete. Lo stress cronico non è una condizione da accettare come destino, ma un segnale che qualcosa può essere cambiato. La società moderna ci ha abituati a considerare lo stress come un badge d'onore, un simbolo di produttività e impegno. Essere sempre di corsa, avere l'agenda piena, sentirsi costantemente sotto pressione sono diventati indicatori di successo e rilevanza sociale. Questa narrazione pervasiva ha creato una cultura in cui fermarsi, respirare o semplicemente rallentare vengono percepiti come segni di debolezza o mancanza di ambizione. Tuttavia, questa mentalità ignora completamente i costi fisici, mentali ed emotivi dello stress prolungato. Il nostro corpo e la nostra mente non sono progettati per vivere in uno stato di allerta costante, e quando lo facciamo, paghiamo un prezzo che spesso non riconosciamo fino a quando non diventa insostenibile. Il vero motivo dello stress: la perdita della percezione di scelta Spesso, la causa principale dello stress non è tanto la situazione esterna quanto la sensazione di aver perso il controllo. Ci sentiamo bloccati, impotenti, intrappolati in circostanze che sembrano governare la nostra vita senza possibilità di intervento. Questa percezione di impotenza genera ansia e frustrazione, alimentando un circolo vizioso che rende difficile vedere soluzioni o alternative. Tuttavia, questa è solo una parte della realtà. La verità è che, anche quando sembra che tutto sfugga al nostro controllo, abbiamo spesso delle scelte, magari non esattamente quelle che vorremmo, ma comunque significative e capaci di influenzare il nostro benessere. Riconoscere questa verità è il primo passo per uscire dalla trappola dello stress. La perdita della percezione di scelta è particolarmente insidiosa perché si insinua gradualmente nella nostra mente. Iniziamo con piccole concessioni: accettiamo un carico di lavoro leggermente eccessivo, diciamo sì a impegni che preferiremmo evitare, mettiamo da parte i nostri bisogni per soddisfare le aspettative degli altri. Col tempo, queste piccole rinunce si accumulano fino a creare una sensazione pervasiva di essere vittime delle circostanze. La nostra mente inizia a interpretare ogni situazione attraverso la lente dell'inevitabilità, convincendoci che non abbiamo altra scelta se non subire passivamente gli eventi. Questo stato mentale è particolarmente dannoso perché ci priva della nostra agenzia personale, quella sensazione fondamentale di essere gli autori della nostra vita piuttosto che semplici spettatori. Quando perdiamo il contatto con il nostro potere di scelta, anche le situazioni oggettivamente gestibili diventano fonti di stress opprimente. Esempi concreti di come ritrovare il controllo Prendiamo un esempio comune: un ambiente di lavoro tossico in cui ci si sente senza potere. È facile sentirsi sopraffatti e senza vie d'uscita, ma anche in questa situazione esistono diverse opzioni concrete. Si può decidere di lasciare il lavoro, prendersi una pausa o un periodo sabbatico, cercare il supporto di un mentore o di un coach per orientarsi meglio, segnalare il problema ai superiori o stabilire confini chiari su come vogliamo essere trattati e come vogliamo agire. Spesso, il potere non risiede nel controllo totale, ma in piccoli cambiamenti che possono fare una grande differenza: dire "no" quando necessario, chiedere aiuto, o semplicemente prendersi qualche minuto per respirare e distaccarsi dalla situazione. Questi piccoli gesti sono espressione di una scelta consapevole che ci riporta al centro della nostra vita e delle nostre decisioni. Consideriamo anche il caso di una relazione personale difficile che genera stress costante. Molte persone si sentono intrappolate in dinamiche disfunzionali, convinte di non avere alternative. Tuttavia, anche qui esistono multiple opzioni: si può scegliere di avere una conversazione onesta con la persona coinvolta, stabilire nuovi confini nella relazione, cercare il supporto di un terapeuta o mediatore, ridurre gradualmente il tempo trascorso insieme, o, nei casi più estremi, decidere di allontanarsi completamente. Ognuna di queste scelte comporta delle conseguenze, alcune più facili da accettare di altre, ma l'importante è riconoscere che le opzioni esistono. Un altro esempio significativo riguarda la gestione del tempo e degli impegni quotidiani. Molte persone si lamentano di non avere abbastanza tempo, sentendosi costantemente in ritardo e sopraffatte dagli impegni. Anche in questo caso, esistono scelte concrete: si può decidere di eliminare attività non essenziali, delegare responsabilità quando possibile, utilizzare strumenti di organizzazione più efficaci, o semplicemente accettare che non tutto deve essere perfetto. La chiave è riconoscere che la mancanza di tempo è spesso il risultato di scelte precedenti e che possiamo fare scelte diverse in futuro. Il potere delle scelte consapevoli: la vera forza contro lo stress Il concetto di potere non deve essere confuso con quello di controllo assoluto. Il vero potere consiste nel ricordare che abbiamo sempre la possibilità di scegliere come agire, anche nelle circostanze più difficili. Scegliere significa decidere cosa ha più valore per noi in quel momento, e agire di conseguenza. Non è una semplice frase motivazionale, ma una realtà concreta che può trasformare il modo in cui viviamo lo stress. La forma di stress più dannosa è proprio quella che nasce dalla sensazione di aver perso la propria voce, di non poter più incidere sulla propria vita. Ricordare che la nostra voce esiste ancora è fondamentale per riconquistare serenità e fiducia. Quando ci sentiamo senza controllo, fermarsi un attimo e chiedersi "Cosa posso fare ora?" può aprire la porta a molteplici risposte e soluzioni che avevamo dimenticato. Le scelte consapevoli richiedono pratica e pazienza. Non si tratta di prendere decisioni impulsive o drastiche, ma di sviluppare la capacità di riconoscere i momenti in cui possiamo esercitare la nostra agenzia personale. Questo processo inizia con l'auto-osservazione: imparare a riconoscere quando ci sentiamo stressati e a identificare i pensieri e le credenze che alimentano questa sensazione. Spesso scopriamo che il nostro stress è amplificato da narrazioni interne che non corrispondono alla realtà: "Non ho scelta", "Sono intrappolato", "Non posso cambiare nulla". Sfidare queste narrazioni e sostituirle con domande più costruttive come "Quali opzioni ho che non ho ancora considerato?" o "Come posso influenzare questa situazione, anche in modo piccolo?" può aprire nuove possibilità. La pratica delle scelte consapevoli include anche l'accettazione del fatto che non tutte le scelte sono facili o piacevoli. Talvolta, scegliere significa accettare una perdita o un sacrificio a breve termine per ottenere un beneficio maggiore a lungo termine. Altre volte, significa accettare una situazione che non possiamo cambiare e scegliere invece come rispondere ad essa. Questa flessibilità mentale è cruciale per mantenere un senso di controllo anche nelle circostanze più difficili. Riprendere la propria voce: un impegno quotidiano In definitiva, è essenziale ricordare ogni giorno che non siamo impotenti di fronte allo stress. Spesso dimentichiamo che abbiamo delle scelte e che queste scelte, anche se piccole, possono cambiare il corso della nostra esperienza. Il coaching e la crescita personale possono essere strumenti preziosi per riscoprire questa consapevolezza e per imparare a gestire lo stress in modo più efficace. Non si tratta di eliminare tutte le difficoltà, ma di trasformare la percezione che ne abbiamo, riconoscendo il nostro potere personale e la capacità di influire sulla nostra vita. Riprendere la propria voce significa vivere con maggiore autenticità, equilibrio e resilienza, scegliendo ogni giorno come rispondere alle sfide che incontriamo. Riprendere la propria voce è un processo che richiede costanza e dedizione. Non è qualcosa che accade da un giorno all'altro, ma piuttosto un percorso di graduale riappropriazione del proprio potere personale. Questo viaggio inizia con piccoli atti di auto-affermazione: dire no a una richiesta irragionevole, prendersi del tempo per sé, esprimere un'opinione anche quando sappiamo che non sarà popolare. Ogni volta che scegliamo di agire in linea con i nostri valori piuttosto che cedere alla pressione esterna, rafforziamo la nostra capacità di gestire lo stress in modo costruttivo. È importante riconoscere che riprendere la propria voce non significa diventare egoisti o insensibili ai bisogni degli altri. Al contrario, quando operiamo da una posizione di forza interiore e chiarezza sui nostri valori, siamo più capaci di contribuire positivamente alle vite degli altri senza sacrificare il nostro benessere. Questo equilibrio tra cura di sé e responsabilità verso gli altri è la chiave per una vita meno stressata e più soddisfacente. In questo processo, possiamo scoprire che lo stress, anziché essere un nemico da combattere, può diventare un alleato che ci segnala quando è necessario riallineare le nostre azioni con i nostri valori più profondi. Ezio Dau