Apprendisti per sempre: il viaggio infinito della crescita personale e professionale.
Il valore dell’apprendimento continuo: mai sentirsi arrivati
"Siamo tutti apprendisti in un mestiere dove non si diventa mai maestri." Questa frase, apparentemente semplice, racchiude una verità profonda e spesso sottovalutata sulla natura stessa della crescita umana. La crescita personale e professionale non è un traguardo da raggiungere una volta per tutte, ma un percorso senza fine, un viaggio in cui ogni giorno si può imparare qualcosa di nuovo e sorprendente. In qualsiasi ambito della vita, la tentazione di sentirsi "arrivati" può essere molto forte, soprattutto quando si accumulano anni di esperienza e competenze consolidate nel tempo. Tuttavia, considerarsi già al culmine delle proprie capacità rischia di diventare una gabbia dorata che limita la nostra evoluzione e la nostra capacità di adattarci ai cambiamenti sempre più rapidi del mondo contemporaneo. Essere apprendisti significa mantenere viva la curiosità, la voglia di mettersi in discussione, di sfidare le proprie certezze e di scoprire nuovi modi di fare, anche quando si pensa di sapere tutto. È un atteggiamento che non solo arricchisce le competenze tecniche, ma rende anche il lavoro più stimolante, gratificante e significativo. La vera maestria, infatti, non è un punto di arrivo statico, ma un continuo divenire, una ricerca costante che ci spinge a migliorare e a reinventarci di fronte alle sfide inaspettate. Solo chi accetta di essere apprendista ogni giorno può davvero offrire il meglio di sé, sia nel lavoro che nella vita privata, costruendo una carriera e un'esistenza ricche di senso e di autenticità.
La sfida di uscire dalla zona di comfort
Proporre un cambiamento, come la partecipazione ad eventi di formazione interna o l'adozione di nuove metodologie, spesso suscita dubbi, perplessità e scetticismo. Questo è un fenomeno naturale e universale, profondamente radicato nella nostra natura umana e nelle strutture biologiche del nostro cervello. La zona di comfort rappresenta uno spazio sicuro, conosciuto e prevedibile, dove ci sentiamo competenti, protetti e in controllo della situazione. Uscirne significa affrontare l'incertezza, il rischio di fallire, la possibilità di non essere all'altezza delle aspettative e di dover ricominciare da zero in certi aspetti. Nel corso di un recente webinar di presentazione di un nuovo progetto formativo, ho potuto osservare proprio questa dinamica affascinante e complessa: mentre alcuni formatori hanno accolto con entusiasmo e interesse l'opportunità di migliorarsi e di acquisire nuove competenze, altri hanno mostrato una chiara resistenza, esitando a cambiare le proprie abitudini consolidate nel corso degli anni. Questa resistenza non va giudicata con severità o disdegno, ma compresa e accettata come parte naturale del processo di cambiamento umano. È un passaggio fondamentale nel processo di crescita personale e organizzativa, perché il cambiamento richiede tempo, fiducia reciproca e motivazione intrinseca genuina. Spesso, dietro il rifiuto di nuove proposte si nasconde la paura ancestrale di perdere ciò che si è faticosamente costruito, o la convinzione radicata di non aver bisogno di altro per eccellere. Per questo è importante creare occasioni strutturate di confronto e dialogo autentico, dove ognuno possa sentirsi veramente ascoltato e valorizzato nelle proprie preoccupazioni, e dove la formazione non sia vista come un obbligo imposto dall'alto, ma come un'opportunità sincera di crescita, di arricchimento personale e di sviluppo collettivo della comunità professionale.
Il valore del dissenso e il rischio del pregiudizio
Il dissenso è una componente essenziale di ogni ambiente veramente sano, dinamico e innovativo. Esprimere opinioni diverse, mettere in discussione idee preconcette e proposte consolidate, stimolare il confronto costruttivo sono elementi fondamentali che favoriscono l'innovazione, il miglioramento continuo e l'evoluzione organizzativa. Tuttavia, il dissenso deve essere espresso in modo costruttivo, intelligente e profondamente rispettoso della dignità altrui, altrimenti rischia di diventare un ostacolo dannoso per il clima aziendale e per la crescita collettiva. Durante il webinar sopra citato, un episodio ha colpito particolarmente la mia attenzione e mi ha fatto riflettere profondamente: una formatrice ha manifestato un dissenso plateale e poco professionale, rifiutando sistematicamente qualsiasi nuova proposta presentata e, cosa più grave e preoccupante, denigrando pubblicamente il lavoro di un collega che stava presentando sinceramente la sua progettualità in un altro ambito di specializzazione. Questo atteggiamento negativo non solo danneggia emotivamente e professionalmente chi propone nuove idee innovative, ma soprattutto chi lo adotta e mantiene, perché si chiude progressivamente in una visione statica, limitante e auto-sabotante della propria professionalità. Denigrare il lavoro altrui per difendere rigidamente la propria posizione è un segnale palese di insicurezza profonda e di chiusura mentale nei confronti del nuovo e dell'ignoto. È fondamentale imparare a distinguere chiaramente tra critica costruttiva, che apre a nuove prospettive, stimola il miglioramento reciproco e arricchisce il dialogo, e pregiudizio settario, che invece blocca il dialogo, frena la crescita e inquina l'ambiente relazionale. In un contesto professionale, soprattutto in ambiti dinamici e in continua evoluzione come quello della formazione e dell'educazione, è fondamentale e imprescindibile coltivare attivamente un clima di rispetto reciproco profondo e di genuina apertura verso le diverse prospettive, dove il dissenso diventa un'occasione preziosa di confronto costruttivo e di arricchimento, non di conflitto sterile e distruttivo.
La compassione verso chi si sente "arrivato"
Di fronte a chi pensa di aver raggiunto il culmine definitivo delle proprie capacità e competenze, provo un sentimento sincero e consapevole di compassione umana e professionale. Come può una persona godersi pienamente il proprio lavoro, il rapporto autentico con gli allievi e la quotidianità professionale se non è disposta, con umiltà e apertura mentale, a imparare continuamente anche da loro e dalle loro esperienze di vita? L'idea di essere definitivamente "arrivati" è un'illusione pericolosa e ammaliante che può portare gradualmente a stagnazione intellettuale, insoddisfazione professionale e svuotamento emotivo. La vera crescita e la vera realizzazione nascono dalla consapevolezza matura e consapevole che c'è sempre qualcosa di nuovo da scoprire, da migliorare, da sperimentare con coraggio e curiosità. Il momento più triste di un viaggio, sia metaforico che reale, è proprio la sua fine, quando si esaurisce la scoperta, la meraviglia si affievolisce e si smette di esplorare gli orizzonti affascinanti. Invece, mantenere viva costantemente la curiosità genuina e il desiderio sincero di apprendere è una forma profonda di rispetto verso sé stessi, verso il proprio potenziale inesauribile e verso chi ci sta intorno con le proprie ricchezze umane. È un modo concreto per rinnovare ogni giorno la passione, l'entusiasmo e l'energia per ciò che facciamo e per mantenere vivi i rapporti umani significativi, che sono la vera e autentica ricchezza di ogni professione e di ogni vita. Chi si chiude progressivamente in una visione statica, rigida e autoreferenziale rischia di perdere non solo competenze tecniche e metodologiche, ma anche la preziosa capacità di emozionarsi, di stupirsi e di trasmettere entusiasmo contagioso agli altri.
Essere apprendisti nella vita quotidiana
Essere apprendisti non riguarda esclusivamente il lavoro e le competenze professionali, ma coinvolge anche le relazioni interpersonali, la vita familiare e la quotidianità di tutti i giorni in ogni sua sfumatura. È un atteggiamento fondamentale che ci invita a non smettere mai di scoprire nuove dimensioni di noi stessi, di ascoltare veramente gli altri con empatia genuina, di metterci continuamente in gioco con vulnerabilità consapevole e autenticità. La curiosità è un grande pregio innato che ci spinge a esplorare nuovi orizzonti culturali e personali, a confrontarci apertamente con idee diverse dalle nostre, a migliorare costantemente la qualità della nostra vita e dei nostri rapporti. Coltivare questa mentalità di apprendista significa vivere con pienezza, consapevolezza e autenticità, trasformando ogni esperienza, anche quella difficile, in un'occasione preziosa di sviluppo personale e di acquisizione di saggezza. Collezionare esperienze significative e sentirsi apprendisti ogni giorno è anche un modo straordinario per affrontare le sfide della vita con maggiore resilienza emotiva, creatività innovativa e flessibilità mentale. Quando accettiamo profondamente di non sapere tutto, di avere limiti e lacune, diventiamo più flessibili, aperti e ricettivi al cambiamento, qualità indispensabili e preziose in un mondo in continua evoluzione e trasformazione. Questo atteggiamento umile e consapevole ci permette di costruire relazioni più profonde, significative e autentiche, basate sull'ascolto veramente empatico e sul rispetto reciproco incondizionato. In conclusione, vi esorto sinceramente a essere apprendisti anche voi, nel lavoro, nelle relazioni personali e nella vita di tutti i giorni. Non smettete mai di imparare, di scoprire, di crescere e di reinventarvi. Solo così potrete vivere un viaggio ricco di emozioni genuine, di soddisfazioni profonde e di autentica realizzazione personale e umana.
Ezio Dau







