L'arte dell'osservazione: quando ascoltare con gli occhi vale più delle parole.
L'ascolto oltre le orecchie: il potere dell'osservazione
Nella nostra quotidianità, e ancor più nelle sessioni di coaching, si parla spesso di ascolto passivo e di ascolto attivo. L'ascolto passivo è quello che facciamo senza particolare attenzione, mentre l'ascolto attivo implica un coinvolgimento consapevole e un'attenzione rivolta all'interlocutore, con domande e feedback che dimostrano interesse. Tuttavia, esiste una dimensione ancora più profonda e spesso trascurata: l'ascolto che non si fa con le orecchie, ma con gli occhi. Sto parlando dell'osservazione, una forma di ascolto che ci permette di cogliere ciò che le parole non riescono a esprimere. L'osservazione è una componente fondamentale della comunicazione umana, eppure spesso viene sottovalutata o non praticata con la dovuta attenzione. Perché? Forse perché siamo abituati a dare priorità alle parole, al linguaggio verbale, come se fosse l'unico veicolo di comunicazione. In realtà, molte volte le parole sono insufficienti o addirittura ingannevoli. Le persone possono non dire ciò che sentono realmente, per pudore, paura, vergogna o semplicemente perché non trovano le parole giuste. In questi momenti cruciali della relazione umana, l'osservazione diventa uno strumento prezioso per il coach, l'educatore, l'allenatore o chiunque voglia entrare in contatto autentico con l'altro. Non è una competenza riservata ai pochi eletti, ma una capacità che tutti possiamo sviluppare con consapevolezza e dedizione. Iniziare a riconoscere il valore dell'osservazione è il primo passo verso una comunicazione più consapevole e profonda, che ci permette di andare oltre la superficie delle cose e dei discorsi.
Il silenzio che parla: leggere tra le righe del non detto
Fin da quando ero bambino, la mia curiosità mi ha sempre spinto a osservare le persone con grande attenzione. Mi piaceva guardarle mentre svolgevano le loro attività quotidiane, ascoltando solo frammenti dei loro discorsi. Col tempo, ho imparato a dare meno importanza alle parole e a concentrarmi sui gesti, sui silenzi, sulle espressioni del volto, sulle posture e su tutti quei dettagli che spesso sfuggono all'occhio distratto. Ho scoperto che spesso il silenzio è più eloquente di mille parole, che contiene storie intere, emozioni non dette, verità nascoste dietro le convenzioni sociali. L'ascolto del silenzio è una pratica che richiede pazienza, sensibilità e una grande disponibilità emotiva. In un mondo che corre veloce e che ci spinge a riempire ogni vuoto con parole, imparare a fermarsi e ad ascoltare ciò che non viene detto è una vera sfida culturale e personale. Eppure, il silenzio può rivelare emozioni profonde: tristezza, paura, disagio, ma anche speranza e determinazione. Spesso, soprattutto nei momenti di difficoltà e vulnerabilità, le persone non riescono o non vogliono esprimere a parole ciò che provano. Il pudore, la vulnerabilità, la semplice incapacità di raccontarsi o il timore di essere giudicati impediscono di aprirsi completamente. In questi casi, il lavoro degli occhi e dell'osservatore diventa cruciale e insostituibile. Osservare un leggero tremolio delle mani, un abbassamento dello sguardo, un respiro più affannoso, un cambio di colorito del volto o un semplice cambio di postura può fornire indicazioni preziose sui sentimenti reali e autentici. Imparare a leggere questi segnali non verbali è come scoprire un linguaggio nascosto, che ci permette di entrare in contatto con l'altro a un livello più autentico e profondo, lontano dalle maschere che indossiamo quotidianamente.
La comunicazione non verbale: il linguaggio più sincero
La comunicazione non verbale è spesso definita come il linguaggio più sincero, perché, a differenza delle parole, il corpo difficilmente mente. Le espressioni facciali, i gesti, la postura, il tono della voce, il ritmo del respiro e persino il sudore sono segnali che riflettono in modo più diretto e immediato ciò che una persona prova dentro di sé. Gli studi scientifici confermano questa intuizione: molti psicologi e ricercatori hanno dimostrato che circa il 55% della comunicazione avviene attraverso il linguaggio del corpo, il 38% attraverso il tono della voce e solo il 7% attraverso le parole vere e proprie. Pensiamo a quante volte abbiamo percepito che qualcuno stava nascondendo qualcosa, nonostante le sue parole rassicuranti e il suo tono apparentemente calmo. Questo accade proprio perché il corpo tradisce spesso le emozioni nascoste, le incertezze, i dubbi che la mente conscia vuole celarci e celarsi. Uno sguardo sfuggente, un sorriso forzato, un movimento nervoso delle dita o una leggera contrazione dei muscoli facciali possono raccontare molto più di un discorso ben costruito e articolato. Per questo motivo, chi lavora con le persone come coach, insegnanti o allenatori dovrebbe sviluppare la capacità di leggere questi segnali con attenzione e consapevolezza. Tuttavia, interpretare correttamente la comunicazione non verbale non è semplice né immediato. Richiede allenamento costante, esperienza accumulata nel tempo e soprattutto una mente libera da pregiudizi, malizia e fretta di giudizio. Osservare con uno sguardo neutro, senza giudicare o trarre conclusioni affrettate, è la chiave per comprendere davvero ciò che l'altro sta comunicando a livello più profondo. Solo così l'osservazione può diventare uno strumento autentico di empatia e sostegno, capace di andare oltre le apparenze e di riconoscere la vera essenza dell'altro.
L'allenamento dell'osservazione: un dovere per chi guida
Per chi svolge ruoli di guida e responsabilità, come insegnanti, allenatori, coach o genitori, affinare la capacità di osservare è una competenza fondamentale e imprescindibile. Non si tratta di un dono innato riservato a pochi fortunati, ma di una abilità che si può e si deve allenare attraverso la pratica consapevole e la riflessione critica. La pratica costante, l'attenzione ai dettagli, la documentazione delle proprie osservazioni e la riflessione regolare su ciò che si è notato aiutano a sviluppare una sensibilità sempre più fine e discriminante. In ambito sportivo, ad esempio, un allenatore attento non si limita a dare istruzioni verbali e direttive tecniche, ma osserva attentamente i movimenti, le espressioni, l'atteggiamento e il linguaggio del corpo degli atleti durante le sessioni di allenamento e durante le gare. Questo gli permette di capire se un atleta è realmente motivato, se sta vivendo un momento di difficoltà personale o emotiva che interferisce con la performance, o se ha bisogno di un sostegno particolare. Nel coaching, l'osservazione aiuta a intercettare segnali di disagio, resistenza o blocchi emotivi che spesso non emergono esplicitamente nelle parole ma che influenzano profondamente il processo di cambiamento. Allenare questa capacità significa anche imparare a gestire le proprie emozioni, pregiudizi e proiezioni. L'osservatore deve essere in grado di mantenere una posizione di ascolto aperto e non giudicante, per poter interpretare i segnali in modo autentico, equilibrato e utile per la crescita dell'altro. È un percorso di crescita personale oltre che professionale, un cammino che arricchisce la relazione con l'altro e rende più efficace ogni intervento di supporto e accompagnamento.
Una sfida aperta: affinare insieme le competenze di comunicazione
Questa riflessione sull'importanza dell'osservazione come forma di ascolto ci invita a una sfida aperta e stimolante: come possiamo migliorare le nostre competenze comunicative non verbali nel nostro contesto specifico? Sentite anche voi la necessità di affinare la vostra capacità di osservare e leggere le persone che incontrate ogni giorno, cogliendo i loro bisogni reali oltre le loro parole? Se già lo fate, quali tecniche e strategie utilizzate? Come integrate l'osservazione nel vostro lavoro professionale o nella vita quotidiana con famiglia e amici? Condividere esperienze e strategie può essere un modo prezioso e arricchente per crescere insieme, imparando gli uni dagli altri. Alcuni trovano utile esercitarsi con la mindfulness o la meditazione per sviluppare una maggiore presenza mentale e consapevolezza del momento presente; altri preferiscono studiare sistematicamente i linguaggi del corpo, le microespressioni e la psicologia della comunicazione non verbale, o partecipare a workshop specifici e a corsi di formazione dedicati. Qualunque sia il percorso che scegliamo, l'importante è mantenere viva la curiosità, l'apertura verso l'altro e il desiderio di comprensione profonda. In conclusione, l'osservazione è un'arte sottile e potente, un ascolto che va oltre le parole e apre la porta a una comprensione più profonda e autentica delle persone che ci circondano. Coltivarla significa arricchire ogni relazione umana, migliorare la qualità della nostra comunicazione e diventare guide più efficaci, consapevoli e umane nei confronti di chi abbiamo il privilegio di incontrare. Vi invito cordialmente a riflettere profondamente su queste considerazioni e a condividere le vostre esperienze personali: insieme possiamo imparare a vedere e ascoltare con occhi e cuori nuovi, costruendo un mondo dove l'ascolto autentico è il fondamento di ogni relazione.
Ezio Dau







